Visualizzazione post con etichetta Don Bosco. Mostra tutti i post
Visualizzazione post con etichetta Don Bosco. Mostra tutti i post

lunedì 29 gennaio 2018

La vivissima luce dell’educazione giovanile nel sogno di Don Bosco

La luce vivissima era quella vista da Don Bosco nel Sogno dei Dieci Diamanti, e di cui era circonfusa la figura del giovanetto che nel sogno esortava il Santo e i suoi confratelli a bene operare per l’educazione dei giovani.
L’esortazione del sogno era anche l’impegno reale che i Salesiani praticavano, e ancora praticano, nel campo educativo e con l’ispirazione al metodo pedagogico formulato dopo la metà dell’800 dal loro fondatore: Il Sistema preventivo nell’educazione della gioventù.
Nella visione del sogno i “Dieci Diamanti” di cui era rivestita la splendida veste del ‘Maestro’ apparso ai Salesiani erano le 3 virtù teologiche (Fede Speranza Carità), i 3 consigli evangelici (Povertà Obbedienza Castità) e 4 orientamenti comportamentali (Lavoro Temperanza Premio Digiuno).
Oggi, ma si può intendere come da molti anni per la caratterizzazione originaria e pastorale dell’Oratorio Don Bosco fondato dal Parroco don Angelo Crispino, questa vivissima luce diviene il motivo ispirativo della Settimana dell’Educazione e Festa degli Educatori che la Parrocchia Maria SS. Assunta realizza dal 29 gennaio al 4 febbraio 2018 in onore di San Giovanni Bosco.
Nella comunicazione introduttiva della Settimana di quest’anno che il Parroco don Angelo ha divulgato attraverso l’informazione parrocchiale, i media e i portali in rete, si legge:

La nostra Comunità parrocchiale e gli educatori tutti, pur nella varietà delle specifiche missioni e responsabilità, sono invitati a riflettere sulla testimonianza di DON BOSCO, grande Maestro ed Educatore dei giovani, e far tesoro del suo messaggio specialmente in un periodo storico di profonda crisi educativa dell’universo giovanile.


Proponiamo alla riflessione i testi ricavati dalle fonti salesiane riguardanti il metodo pedagogico di Don Bosco e la narrazione del suo Sogno dei Dieci Diamanti.

IL SISTEMA PREVENTIVO NELLA EDUCAZIONE DELLA GIOVENTÙ

Più volte fui richiesto di esprimere verbalmente o per iscritto alcuni pensieri intorno al così detto sistema preventivo che si suole usare nelle nostre case. Per mancanza di tempo non ho potuto finora appagare questo desiderio, e presentemente ne do qui un cenno, che spero sia come l'indice di quanto ho in animo di pubblicare in una operetta appositamente preparata, se Dio mi darà tanto di vita da poterlo effettuare, e ciò unicamente per giovare alla difficile arte della giovanile educazione. Dirò adunque: in che cosa consista il Sistema Preventivo, e perché debbasi preferire: sua pratica applicazione, e suoi vantaggi.
I n che cosa consiste il Sistema Preventivo e perché debbasi preferire.
Due sono i sistemi in ogni tempo usati nella educazione della gioventù: Preventivo e Repressivo. Il sistema Repressivo consiste nel far conoscere la legge ai sudditi, poscia sorvegliare per conoscerne i trasgressori ed infliggere, ove è d'uopo, il meritato castigo. In questo sistema le parole e l'aspetto del Superiore debbono sempre essere severe, e piuttosto minaccevoli, ed egli stesso deve evitare ogni famigliarità coi dipendenti. Il Direttore per accrescere valore alla sua autorità dovrà trovarsi di rado
tra i suoi soggetti e per lo più quando si tratta di punire o di minacciare. Questo sistema è facile, meno faticoso e giova specialmente nella milizia e in generale tra le persone adulte ed assennate, che devono da se stesse essere in grado di sapere e ricordare ciò ohe è conforme alle leggi e alle prescrizioni.
Diverso, e direi, opposto è il sistema Preventivo. Esso consiste nel far conoscere le prescrizioni e i regolamenti di un istituto e poi sorvegliare in guisa, che gli allievi abbiano sempre sopra di loro l'occhio vigile del Direttore o degli assistenti, che come padri amorosi parlino, servano di guida ad ogni evenienza, diano consigli ed amorevolmente correggano, che è quanto dire: mettere gli allievi nella impossibilità di commettere mancanze [...]
Il sistema Preventivo rende affezionato l'allievo in modo che l'educatore potrà tuttora parlare col linguaggio del cuore sia in tempo dell'educazione, sia dopo di essa. L'educatore, guadagnato il cuore del suo protetto, potrà esercitare sopra di lui un grande impero, avvisarlo, consigliarlo ed anche correggerlo allora che si troverà negli impieghi, negli uffizi civili e nel commercio. Per queste e molte altre ragioni pare che il sistema Preventivo debba preferirsi al Repressivo.
(Fonte: Inaugurazione del Patronato di S. Pietro in Nizza a Mare. Scopo del medesimo esposto dal Sacerdote Giovanni Bosco con appendice sul sistema preventivo nella educazione della gioventù. San Pier d'Arena-Torino-Nizza Marittima, Tipografia e Libreria Salesiana 1877)

IL SOGNO DEI DIECI DIAMANTI

Ad ammaestramento della Pia Società Salesiana
Il 10 settembre anno corrente (1881), giorno che la Santa Chiesa consacra al glorioso nome di Maria, i Salesiani, raccolti in San Benigno Canavese, facevano gli Esercizi Spirituali.
«Nella notte dal 10 all’11, mentre dormivo, la mente si trovò in una gran sala splen didamente ornata. Mi sembrava di passeggiare con i direttori delle nostre case, quando apparve tra noi un uomo di aspetto così maestoso, che non potevamo reggerne la vista. Datoci uno sguardo senza parlare, si pose a camminare a qual che passo da noi. Egli era così vestito: un ricco manto a guisa di mantello gli copriva la persona. La parte più vicina al collo era come una fascia che si rannodava davanti, e una fettuccia gli pendeva sul petto. Sulla fascia stava scritto a caratteri luminosi: LA PIA SOCIETÀ DI SAN FRANCESCO DI SALES NELL’ANNO 1881, e sulla striscia di essa fascia portava scritte queste parole: QUALE DEVE ESSERE.
Dieci diamanti di grossezza e splendore strao rdinari erano quelli che c’impedivano di fermare lo sguardo, se non con gran pena, su quell’augusto Personaggio. Tre di quei diamanti erano sul petto, ed era scritto sopra di uno FEDE, sull’altro SPERANZA e CARITÀ su quello che stava sul cuore. Il quarto diamante era sulla spalla destra e aveva scritto LAVORO, sopra il quinto nella spalla sinistra si leggeva TEMPERANZA. Gli altri cinque diamanti ornavano la parte posteriore del manto, ed erano così disposti: uno più grosso e più folgoreggiante stava in mezzo come al centro di un quadrilatero, e portava scritto OBBEDIENZA. Sul primo a de stra si leggeva VOTO DI POVERTA'. Sul secondo, più in basso, PREMIO. Nella sinistra sul più elevato era scritto: VOTO DI CASTITA'. Lo splendore di questo mandava una luce tutta speciale, e mirandolo traeva e attraeva lo sguardo come la calamita attrae il ferro. Sul secondo a sinistra, più in basso, stava scritto: DIGIUNO. Tutti questi quattro ripiegavano i loro raggi verso il diamante del centro. Questi brillanti tramandavano dei raggi che a guisa d i fiammelle si alzavano e portavano scritte qua e là varie sentenze.
Sulla Fede si elevavano le parole: “Imbracciate lo scudo della Fede per vincere le insidie del demonio”. Un altro raggio aveva: “La fede senza le opere è morta. Non chi ascolta, ma chi pratica la legge possederà il regno di Dio”. Sui raggi della Speranza: “Sperate nel Signore, non negli uomini. I vostri cuori siano sempre fissi dove sono le vere gioie”. Sui raggi della Carità: “Portate gli uni i pesi degli altri, se volete compiere la mia legge. Amate e sarete amati, ma amate le anime vostre e le anime altrui. Recitate devotamente il Divino Ufficio; celebrate la Santa Messa con attenzione; visitate con grande amore il Santo dei Santi”.
Sulla parola Lavoro: “Rimedio alla concupiscenza, arma potentissima contro tutte le tentazioni del demonio”. Sulla Temperanza: “Il fuoco si spegne se si toglie la legna. Fate un patto con i vostri occhi, con la gola e col sonno, affinché questi nemici non vi rubino le vostre anime. Intemperanza e castità non possono abitare insieme”.
Sui raggi dell’Obbedienza: “È il fondamento di tutto l’edificio e il compendio della santità”. Sui raggi della Povertà: “Il Regno dei Cieli è dei poveri. Le ricchezze sono spine. La povertà non si
vive a parole, ma si pratica con l’amore e con i fatti. Essa aprirà le porte del Cielo e vi entrerà”. Sui raggi della Castità: “Tutte le virtù vengono insieme con essa. I mondi di cuore penetrano i segreti di Dio e vedono Dio stesso”.
Sui raggi del Premio: “Se vi lusinga la grandezza del premio, non vi spaventino le fatiche della conquista. Chi patisce con me, godrà con me. Sono momentanei patimenti di questa vita; è eterna la felicità che godranno i miei amici in Cielo”. Sui raggi del Digiuno: “È l’arma più potente c ontro le insidie del demonio. E il custode di tutte le virtù. Col digiuno si scaccia ogni genere di demoni”. Un largo nastro a color di rosa serviva di orlo nella parte inferiore del manto, e sopra questo nastro era scritto: “Questo sia l’argomento delle vostre esortazioni del mattino, del mezzogiorno e della sera. Raccogliete le briciole delle virtù e vi costruirete un grande edificio di santità. Guai a voi che disprezzate le cose piccole: a poco a poco cadrete”.
Fino allora i direttori erano chi in piedi, chi in ginocchio, ma tutti attoniti e nessuno parlava. A questo punto Don Rua, come fuori di sé, disse: — Bisogna prendere nota per non dimenticare.
Cerca una penna e non la trova; cava fuori il po rtafoglio, fruga e non ha la matita. — Io mi ricorderò — disse Don Durando. — Io voglio notare — aggiunse Don Fagnano —, e si pose a scrivere con un gambo di rosa. Tutti miravano e comprendevano la scrittura. Quando Don Fagnano cessò di scrivere, Don Costamagna continuò a dettare così: — La carità capisce tutto, sopporta tu tto, vince tutto: pratichiamola con la parola e con i fatti. Mentre Don Fagnano scriveva, scomparve la luce, e tutti ci trovammo in folte tenebre. — Silenzio — disse Don Ghivarello — inginocchiamoci, preghiamo e la luce verrà. Don Lasagna cominciò il Veni Creator, poi il De profundis e Maria Auxilium Christianorum, a cui tutti rispondemmo. Quando fu detto Ora pro nobis, riapparve una luce che circondava un cartello su cui si leggeva: LA PIA SOCIETA SALESIANA QUA LE CORRE PERICOLO DI ESSERE NELL’ANNO 1900.
Un istante dopo la luce divenne più viva a segno che potevamo vederci e conoscerci a vicenda.
In mezzo a quel bagliore apparve di nuovo il Personaggio di prima, ma con aspetto malinconico, simile a colui che comincia a piangere. Il suo manto era divenuto scolorato, tarlato e sdrucito. Nel sito dove stavano fissi i diamanti vi era invece un profondo guasto, cagionato dal tarlo e da altri piccoli insetti. — Guardate — egli ci disse — e intendete.
Ho veduto che i dieci diamanti erano diven uti altrettanti tarli che rabbiosi rodevano il manto.
Pertanto al diamante della Fede erano sottentrati: sonno e accidia. Alla Speranza: risate e scurrilità. Alla Carità: negligenza nel compi ere i divini Uffici. Amano e cercano i propri comodi e non gli interessi di Gesù Cristo. Alla Temperanza: golosi tà e piaceri sensuali. Al Lavoro: il sonno, il furto e l’ozio. Al posto dell’Ubbidienza non vi era altro che un guasto largo e profondo senza scritta. Alla Castità: concupiscenza e vita mondana. Alla Povertà era succeduto: dormire, vestire bene, mangiare e bere, denaro a disposizione. Al Premio: “Ci basta godere la vita presente”. Al Digiuno: Vi era un guasto, ma niente di scritto.
A quella vista fummo tutti spaventati. Don Lasagna cadde svenuto, Don Cagliero divenne pallido come una camicia e, appoggiandosi sopra una sedia, gridò: — Possibile che le cose siano già a questo punto? Don Lazzero e Don Guidazio stavano come fuori di sé e si porsero la mano per non cadere. Don Francesia, il Conte Cays, Don Barberis e Don Leveratto erano quivi ginocchioni pregando con in mano la corona del S. Rosario. In quel momento si fece intendere una voce cupa: — Come è svanito quello splendido colore!
Ma nell’oscurità successe un fenomeno singolare. In un istante ci trovammo avvolti in folte ten ebre, nel cui mezzo apparve tosto una luce vivissima, che aveva forma di corpo umano. Non potevamo tenerci sopra lo sguardo, ma potevamo scorgere che era un avvenente giovanetto, vestito di abito bianco lavorato con fili d’oro e d’argento. Tutto attorno all’abito vi era un orlo di luminosissimi diamanti. Con aspetto maestoso, ma dolce e amabile, si avanzò verso di noi, e ci indirizzò queste parole testuali: — Servi e strumenti di Dio onnipotente, ascoltate e intendete. Siate forti e robusti. Quanto avete veduto e udito è un avviso del Cielo, inviato ora a voi e ai vostri fratelli. Fate attenzione e intendete bene quello che vi si dice. I colpi previsti feriscono di meno e si possono prevenire. Le parole indicate siano tanti argomenti di predicazione. Predicate incessantemente a tempo e fuori tempo. Ma le cose che predicate fatele sempre, sicché le vostre opere siano come una luce che, sotto forma di sicura tradizione, s’irradii sui vostri fratelli e figli di generazione in generazione. Ascoltate bene e intendete. Siate oculati nell’accettare i novizi, forti nel coltivarli, prudenti nell’ammetterli. Provateli tutti, ma tenete sol tanto il buono. Mandate via i leggeri e volubili. Ascoltate bene e intendete. La meditazione del mattino e della sera sia sull’osservanza regolare. Se ciò farete, non vi verrà meno giammai l’aiuto dell’Onnipotente. Diverrete spettacolo al mondo e agli angeli e allora la vostra gloria sarà gloria di Dio. Chi vedrà la fine di questo secolo e il principio dell’altro dirà di voi: “Dal Signore è stato fatto questo ed è mirabile agli occhi nostri”. Allora tutti i fratelli e figli vostri canteranno: “Non a noi, Signore, non a noi, ma a tuo nome dà gloria”. Queste ultime parole furono cantate, e alla voce di chi parlava si unì una moltitudine di altre voci così armoniose e sonore, che noi rimanemmo privi di sensi e, per non cadere svenuti, ci siamo uniti agli altri a cantare. Al momento che finì il canto, si oscurò la luce. Allora mi svegliai e mi accorsi che si faceva giorno».
Promemoria
«Questo sogno durò quasi l’intera notte, e sul mattino mi trovai stremato di forze. Tuttavia per
timore di dimenticarmene, mi sono levato in fretta e ho preso alcuni appunti che mi servirono come di richiamo per ricordare quanto qui ho esposto nel giorno della Presentazione di Maria SS. al Tempio. Non mi fu possibile ricordare tutto. Tra le altre cose ho potuto con sicurezza rilevare che il Signore ci usa grande misericordia. La nostra Società è benedetta dal Cielo, ma Egli vuole che prestiamo l’opera nostra. I mali minacciati saranno prevenuti se noi predicheremo sopra le virtù e sopra i vizi ivi notati; se ciò che predichiamo lo tramanderemo ai nostri fratelli con una tradizione pratica di quanto si è fatto e faremo. Ho potuto anche rilevare ch e ci sono imminenti molte spine, mol te fatiche, cui terranno dietro molte consolazioni. Circa il 1890 gran timore, circa il 1895 gran trionfo. Maria, Auxilium Christianorum, ora pro nobis» .
Il biografo Don Cena commenta: «La portata del sogno non ha limiti di tempo. Don Bosco diede l’allarme per un momento speciale che doveva seguire alla sua morte; ma il “Quale deve essere la Congregazione” e il “Quale è in pericolo di essere” con tengono un ammonimento che non perderà mai nulla del suo va lore, sicché sarà sempre vera la dichiarazione fatta da Don Bosco ai Superiori: “I mali minacciati saranno prevenuti, se noi predicheremo sul le virtù e i vizi ivi notati”»

(Fonti: http://www.sdb.org)

domenica 29 gennaio 2017

Spunti di spiritualità e pedagogia nell’opera di Don Bosco

La Parrocchia dell’Assunta celebra ogni anno la festa di San Giovanni Bosco realizzando la Settimana dell’educazione e la Festa degli educatori ispirate alla spiritualità salesiana e all’opera educativa del Santo dei giovani. La persistente tradizione parrocchiale trova radici antiche nelle iniziative dell’Oratorio Don Bosco, sorto a metà degli anni ‘60 del secolo scorso come opera della pastorale giovanile del giovane don Angelo nel quartiere frattese di Casaluce.
Quest’anno la Settimana dell’educazione si avvale della presenza di 5 vescovi che presiedono le celebrazioni eucaristiche e partecipano ai vari incontri previsti in parrocchia e nelle strutture educative del territorio. Ai vescovi che tradizionalmente partecipano alla Settimana (Angelo Spinillo, Mario Milano e Giovanni Rinaldi) quest’anno si aggiungono significativamente Mons. Giovanni D’Ercole vescovo di Ascoli Piceno, il quale ha sviluppato un intenso dialogo di solidarietà con il Parroco e la Comunità parrocchiale attivamente impegnati a sostenere le Comunità del piceno colpite dal terremoto, e Mons. Andrea Mugione arcivescovo emerito di Benevento che è ritornato a dimorare in Caivano suo paese natio in Diocesi di Aversa.
Il folto programma della Settimana, che si legge nella brochure approntata dall’ufficio parrocchiale, si basa su alcune fondamentali tematiche sviluppate nelle iniziative e nelle celebrazioni dei giorni dal 30 gennaio al 5 febbraio 2017:
- La Chiesa per l’educazione;
- Festa degli educatori, dei ragazzi e dei giovani;
- Incontri con la Comunità e la Famiglia;
- Incontri con le autorità, le istituzioni, i dirigenti scolastici del territorio e le
scolaresche con i docenti.


Gli aspetti organizzativi e catechetici della Settimana dell’educazione si ispirano evidentemente alla pastorale giovanile della Parrocchia, sua tradizionale vocazione preferenziale, che quest’anno ritrova ampio riverbero nelle indicazioni dell’Anno Pastorale Diocesano (“Una generazione narra all’altra...”) dedicato alla problematica della fede giovanile e alla relazione tra le generazioni. Si ispirano quest’anno anche alla Lettera ai giovani scritta da Papa Francesco il 13 Gennaio 2017. E si ispirano spiritualmente all’insegnamento e all’esempio di San Giovanni Bosco.
Sul portale della Diocesi di Aversa si può approfondire la tematica dell’Anno Pastorale; sul portale del Vaticano si può leggere il testo della Lettera ai giovani di Papa Francesco. Di seguito si possono leggere due brani stralciati dagli scritti di Don Bosco rinvenibili sul portale di donboscoland, riguardante il primo la pratica delle virtù nella Comunità religiosa di Don Bosco, e riguardante il secondo gli aspetti fondamentali del metodo sviluppato dal Santo per l’educazione dei giovani.

Da: Il sogno dei dieci diamanti
Ad ammaestramento della Pia Società Salesiana
Il 10 settembre anno corrente (1881), giorno che la Santa Chiesa consacra al glorioso nome di Maria, i Salesiani, raccolti in San Benigno Canavese, facevano gli Esercizi Spirituali. «Nella notte dal 10 all’11, mentre dormivo, la mente si trovò in una gran sala splendidamente ornata. Mi sembrava di passeggiare con i direttori delle nostre case, quando apparve tra noi un uomo di aspetto così maestoso, che non potevamo reggerne la vista. Datoci uno sguardo senza parlare, si pose a camminare a qual che passo da noi. Egli era così vestito: un ricco manto a guisa di mantello gli copriva la persona. La parte più vicina al collo era come una fascia che si rannodava davanti, e una fettuccia gli pendeva sul petto. Sulla fascia stava scritto a caratteri luminosi: LA PIA SOCIETÀ DI SAN FRANCESCO DI SALES NELL’ANNO 1881, e sulla striscia di essa fascia portava scritte queste parole: QUALE DEVE ESSERE. Dieci diamanti di grossezza e splendore straordinari erano quelli che c’impedivano di fermare lo sguardo, se non con gran pena, su quell’augusto Personaggio. Tre di quei diamanti erano sul petto, ed era scritto sopra di uno FEDE, sull’altro SPERANZA e CARITÀ su quello che stava sul cuore. Il quarto diamante era sulla spal-la destra e aveva scritto LAVORO, sopra il quinto nella spalla sinistra si leggeva TEMPERANZA. Gli altri cinque diamanti ornavano la parte posteriore del manto, ed erano così disposti: uno più grosso e più folgo-reggiante stava in mezzo come al centro di un quadrilatero, e portava scritto OBBEDIENZA. Sul primo a de-stra si leggeva VOTO DI POVERTA. Sul secondo, più in basso, PREMIO. Nella sinistra sul più elevato era scritto: VOTO DI CASTITA: Lo splendore di questo mandava una luce tutta speciale, e mirandolo traéva e attraeva lo sguardo come la calamita attrae il ferro. Sul secondo a sinistra, più in basso, stava scritto: DIGIUNO. Tutti questi quattro ripiegavano i loro raggi verso il diamante del centro. Questi brillanti tramandavano dei raggi che a guisa di fiammelle si alzavano e portavano scritte qua e là varie sentenze. Sulla Fede si elevavano le parole: “Imbracciate lo scudo della Fede per vincere le insidie del demonio”. Un altro raggio aveva: “La fede senza le opere è morta. Non chi ascolta, ma chi pratica la legge possederà il regno di Dio”. Sui raggi della Speranza: “Sperate nel Signore, non negli uomini. I vostri cuori siano sempre fissi dove sono le vere gioie”. Sui raggi della Carità: “Portate gli uni i pesi degli altri, se volete compiere la mia legge. Amate e sarete ama-ti, ma amate le anime vostre e le anime altrui. Recitate devotamente il Divino Ufficio; celebrate la Santa Messa con attenzione; visitate con grande amore il Santo dei Santi”. Sulla parola Lavoro: “Rimedio alla concupiscenza, arma potentissima contro tutte le tentazioni del demo-nio”. Sulla Temperanza: “Il fuoco si spegne se si toglie la legna. Fate un patto con i vostri occhi, con la gola e col sonno, affinché questi nemici non vi rubino le vostre anime. Intemperanza e castità non possono abitare insieme”. Sui raggi dell’Obbedienza: “È il fondamento di tutto l’edificio e il compendio della santità”. Sui raggi della Povertà: “Il Regno dei Cieli è dei poveri. Le ricchezze sono spine. La povertà non si vive a parole, ma si pratica con l’amore e con i fatti. Essa aprirà le porte del Cielo e vi entrerà”. Sui raggi della Castità: “Tutte le virtù vengono insieme con essa. I mondi di cuore penetrano i segreti di Dio e vedono Dio stesso”. Sui raggi del Premio: “Se vi lusinga la grandezza del premio, non vi spaventino le fatiche della conquista. Chi patisce con me, godrà con me. Sono momentanei i patimenti di questa vita; è eterna la felicità che godranno i miei amici in Cielo”. Sui raggi del Digiuno: “È l’arma più potente contro le insidie del demonio. E il custode di tutte le virtù. Col digiuno si scaccia ogni genere di demoni”. Un largo nastro a color di rosa serviva di orlo nella parte inferiore del manto, e sopra questo nastro era scritto: “Questo sia l’argomento delle vostre esortazioni del mattino, del mezzogiorno e della sera. Raccogliete le briciole delle virtù e vi costruirete un grande edificio di santità.


Da: Il sistema preventivo nell’educazione dei giovani
I. In che cosa consista il Sistema Preventivo perché debbasi preferire.
Due sono i sistemi in ogni tempo usati nella educazione della gioventù: Preventivo e Repressivo. Il sistema Repressivo consiste nel far conoscere la legge ai sudditi, poscia sorvegliare per conoscerne i trasgressori ed infliggere, ove sia d'uopo, il meritato castigo. Su questo sistema le parole e l'aspetto del Superiore debbono sempre essere severe, e piuttosto minaccevoli, ed egli stesso deve evitare ogni famigliarità coi dipendenti.
Il Direttore per accrescere valore alla sua autorità dovrà trovarsi di rado tra i suoi soggetti e per lo più solo quando si tratta di punire o di minacciare. Questo sistema è facile, meno faticoso e giova specialmente nella milizia e in generale tra le persone adulte ed assennate, che devono da se stesse essere in grado di sapere e ricordare ciò che è conforme alle leggi e alle altre prescrizioni.
Diverso, e direi, opposto è il sistema Preventivo. Esso consiste nel far conoscere le prescrizioni e i regolamenti di un Istituto e poi sorvegliare in guisa, che gli allievi abbiano sempre sopra di loro l'occhio vigile del Direttore o degli assistenti, che come padri amorosi parlino, servano di guida ad ogni evento, diano consigli ed amorevolmente correggano, che è quanto dire: mettere gli allievi nella impossibilità di commettere mancanze.
Questo sistema si appoggia tutto sopra la ragione, la religione, e sopra l'amorevolezza; per-ciò esclude ogni castigo violento e cerca di tenere lontano gli stessi leggeri castighi. Sembra che questo sia preferibile per le seguenti ragioni:
I. L'allievo preventivamente avvisato non resta avvilito per le mancanze commesse, come avviene quando esse vengono deferite al Superiore. Né mai si adira per la correzione fatta o pel castigo minacciato oppure inflitto, perché in esso vi è sempre un avviso amichevole e preventivo che lo ragiona, e per lo più riesce a guadagnare il cuore, cosicché l'allievo conosce la necessità del castigo e quasi lo desidera.
II. La ragione più essenziale è la mobilità giovanile, che in un momento dimentica le regole disciplinari, i castighi che quelle minacciano. Perciò spesso un fanciullo si rende colpevole e meritevole di una pena, cui egli non ha mai badato, che niente affatto ricordava nell'atto del fallo commesso e che avrebbe per certo evitato se una voce amica l'avesse ammonito.
III. Il sistema Repressivo può impedire un disordine, ma difficilmente farà migliori i delin-quenti; e si è osservato che i giovanotti non dimenticano i castighi subiti, e per lo più conservano amarezza con desiderio di scuotere il giogo ed anche di farne vendetta. Sembra talora che non ci badino, ma chi tiene dietro ai loro andamenti conosce che sono terribili le reminiscenze della gioventù; e che dimenticano facilmente le punizioni dei genitori, ma assai difficilmente quelle degli educatori. Vi sono fatti di alcuni che in vecchiaia vendicarono bruttamente certi castighi toccati giustamente in tempo di loro educazione. Al contrario il sistema Preventivo rende amico l'allievo, che nell'assistente ravvisa un benefattore che lo avvisa, vuol farlo buono, liberarlo dai dispiaceri, dai castighi, dal disonore.
IV. Il sistema Preventivo rende avvisato l'allievo in modo che l'educatore potrà tuttora parla-re col linguaggio del cuore sia in tempo della educazione, sia dopo di essa. L'educatore, guadagnato il cuore del suo protetto, potrà esercitare sopra di lui un grande impero, avvisarlo, consigliarlo ed anche correggerlo allora eziandio che si troverà negli impieghi, negli uffizi civili e nel commercio. Per queste e molte altre ragioni pare che il sistema preventivo debba prevalere al repressivo.

II Applicazione del sistema Preventivo.

La pratica di questo sistema è tutta appoggiata sopra le parole di s. Paolo che dice: Charitas benigna est, patiens est; omnia suffert, omnia sperat, omnia sustinet. La carità è benigna e paziente; soffre tutto, ma spera tutto e sostiene qualunque disturbo. Perciò soltanto il cristiano può con successo applicare il sistema Preventivo. Ragione e Religione sono gli strumenti di cui deve costantemente far uso l'educatore, insegnarli, egli stesso praticarli se vuol essere ubbidito ed ottenere il suo fine. 


sabato 25 giugno 2016

Dell'educazione dei giovani: l'impegno formativo e pastorale della parrocchia

Il tema dell'educazione dei giovani, e della connessa opera degli educatori, è molto caro alla storia e all'azione pastorale odierna della Parrocchia dell'Assunta di Frattamaggiore. Ogni anno trova tra l'altro iniziative e sviluppi con la Festa dell'Educatore che si realizza tra la fine di Gennaio e l'inizio di febbraio in onore di Don Bosco ed in concomitanza della sua festa liturgica. Quest'anno la Festa è stata caratterizzata da momenti significativi che hanno riguardato il Giubileo degli Oratoriani frattesi ed una serie di incontri svolti con gli studenti nelle istituzioni scolastiche del territorio e con i dirigenti scolastici e le autorità cittadine nel salone parrocchiale.
Il Giubileo degli Oratoriani è stato celebrato il 30 Gennaio 2016 con la Santa Messa presieduta da p. Franco Beneduce s.j., e con una serata di fraternità e di animazione dei numerosi oratoriani con i loro familiari.
La pagina del gruppo parrocchiale su FB, gestita da Onorato Jommelli, ha riportato commenti e foto degli avvenimenti e, come dall'inizio dell'anno liturgico per le altre attività pastorali parrocchiali, anche alcuni spunti di riflessione del Parroco Mons. Angelo Crispino.

Dalla pagina del gruppo recupero di seguito foto e spunti riflessivi per la descrizione di questo post; mentre dal blog personale 'Doctrina et Humanitas' recupero un mio contributo storico e agiografico predisposto per la Festa degli Educatori del 2013, utilizzandolo in funzione introduttiva.  

Doctrina et Humanitas - Dell’educazione dei giovani: Festa degli educatori in onore di don Bosco

1. Il Santo. San Giovanni Bosco (Castelnuovo d’Asti 16 agosto 1815 – Torino 31 gennaio 1888) nel centenario della sua morte fu dichiarato “Padre e Maestro della gioventù” da Giovanni Paolo II, il quale invitò tutti i figli spirituali del santo ad invocarlo con questo titolo.
La grande notorietà di Giovanni Bosco, sacerdote ed educatore, è un fatto indubitabile nella vita cattolica contemporanea, grazie alla Congregazione dei Salesiani da lui fondata che è tra le più diffuse del mondo contemporaneo, e grazie alla sua santa opera pastorale svolta nel campo della comunicazione sociale e dell’educazione dei giovani.
La sua è una scuola di santità vissuta e di carità impegnata che congiunge l’opera educativa del suo maestro spirituale, san Giuseppe Cafasso, e quella dei suoi discepoli Salesiani, a partire dal modello del giovane san Domenico Savio, suo primo figlio spirituale. “Noi, qui, alla scuola di Don Bosco, facciamo consistere la santità nello stare molto allegri e nell’adempimento perfetto dei nostri doveri”: sono le parole del giovane Domenico che vive e comunica la proposta spirituale ed educativa del suo maestro.
Sono moltissimi i giovani che si ritrovano alla scuola di Don Bosco nella Torino dell’ottocento interessata dai fenomeni migratori delle popolazioni rurali. Si tratta di una scuola che faticosamente e miracolosamente risponde alle problematiche sociali e diviene luogo di superamento della emarginazione urbana e della devianza giovanile; essa si propone come esperienza di formazione civile e professionale, applicando una pedagogia esemplare (il metodo preventivo), e prendendosi cura con la catechesi e con la preghiera della spiritualità giovanile (l’oratorio).
I tanti Collegi istituiti dai Salesiani, in Italia ed in ogni parte del mondo, mantengono intatti i principi di don Bosco che risultano sempre moderni ed attuali. Oltre ai Salesiani e alla Pia Unione dei Cooperatori Salesiani da lui fondati, all’opera e all’insegnamento di Don Bosco fanno capo anche le Figlie di Maria Ausiliatrice istituite da santa Maria Mazzarello.
L’opera educativa di Don Bosco, originata da motivazioni vocazionali e religiose, ha vissuto proficui contatti profetici ed ispiratavi con l’educazione laica ed istituzionale, ed ha avuto una vasta eco nel campo degli studi e delle scienze dell’educazione che considerano esemplare il suo modello pedagogico.
2. Ispirazioni. Il giovanile modello pastorale dell’opera educativa di don Bosco, rivolto ai giovani e inventato nella ottocentesca Torino dell’industrialismo e della inurbazione delle masse rurali, ha anche ispirato molte altre esperienze più recenti di sacerdoti e di operatori pastorali operanti nelle
comunità che hanno vissuto l’esperienza della emarginazione sociale e della trasformazione urbana. Ciò è avvenuto in genere in ogni luogo ove si è andata affermando l’esigenza di interventi educativi innovativi, sviluppati secondo i dettami della moderna pedagogia, rispondenti alle problematiche etiche e religiose connesse alla transizione sociale.
Un caso noto ed emblematico in Italia è quello della pedagogia di don Lorenzo Milani, alle prese con l’educazione dei giovani dell'isolata comunità di Barbiana. L’importanza e l’influenza dell’opera di don Milani e dei suoi giovani (Lettera ad una professoressa) nel dibattito sulle istituzioni educative contemporanee sono anch’esse note.
Una esemplare esperienza educativa "alla don Bosco" è rinvenibile anche sul piano della storia locale frattese. Si tratta dell’esperienza giovanile di don Angelo Crispino (ordinato il 28 Giugno del 1964) che alla sua opera educativa, rivolta a migliaia di giovani e svolta nel nuovo quartiere popolare di Casaluce, diede proprio il nome di “Oratorio don Bosco", recuperando del santo torinese l’intierezza della proposta, sia pedagogica e sia spirituale. Dal 1964 al 1984, periodo della sua cappellania presso la chiesa del quartiere curata dalle Serve di Maria, don Angelo (oggi mons. Angelo e dirigente scolastico) ha svolto una guida sicura ed illuminante in un tempo di transizione dall’antico al moderno e in un tempo di crisi dell’identità storica e generazionale. La sua azione, ispirata dall’esempio di don Bosco, ha inaugurato a livello locale lo stile della pastorale giovanile post-conciliare. Leggiamo in una opera di storia locale:
Per le attività casalucensi animate da don Angelo valgono due testimonianze; quella dello storico insigne di Frattamaggiore, Sosio Capasso, che dalla prospettiva sociale le considera capaci di trasformare l'intero rione in un centro di fede, di cultura e di impegno sociale; e quella di Nicola Capasso, vescovo di Acerra e gloria frattese, il quale dalla prospettiva pastorale saluta l’Oratorio come cosa “memorabile nella storia della nostra città” e descrive gli effetti positivi della catechesi giovanile.” (P. Saviano F. Pezzella, La Madonna di Casaluce…, Tip. Cirillo, Frattamaggiore 1998).
La Parrocchia di Maria SS. Assunta di Frattamaggiore, ove è parroco don Angelo, continua sul piano locale a dare vita all’ispirazione e al modello di Don Bosco, santo che celebra con solennità religiosa e con iniziative significative (Festa degli educatori).

Le riflessioni di Mons. Angelo Crispino su FB: a commento della Festa degli Educatori
del 2016
SABATO 30 Gennaio 2016

Carissimi,si è esaurita anche questa settimana e ci prepariamo a concludere anche questo primo mese del nuovo anno!La giornata che si apre la gusto in maniera ancora più gioiosa! Mi direte : perché ? C’è un evento che da sempre porto nel mio DNA : è il ritorno della tradizionale ricorrenza liturgica di Don Bosco,maestro ed educatore! E’ il mio caro protettore e il modello a cui ho guardato dalla mia fanciullezza e a cui mi sono ispirato nel mio ministero sacerdotale e pastorale!Nella vita di ciascuno si manifesta sempre qualche occasione,una circostanza,un periodo, un momento di follia che segna il corso della vita e resta indelebile nella propria storia personale!Con una analisi retrospettiva accurata e serena potremmo comunque ciascuno di noi individuare l’episodio simbolo l’esperienza topica che ha dato una svolta alla nostra esistenza,quel là che ci ha orientati facendoci comprendere la nostra vocazione e la missione del futuro! Benediciamo il Signore,luce e guida della nostra vita! E’ la manifestazione del suo progetto e della sua volontà! Che gioia poter condividere il frutto dell’esperienza educativa e formativa realizzata dal 1964 ad oggi negli oratori intitolati a Don Bosco! Per la storia locale inizialmente è stato fondato nel territorio frattese delle “filatoie” ,nel cuore delle palazzine Ina Casa,nei pressi della chiesa di Casaluce delle Suore Compassioniste e rifondato successivamente nel 1984 a seguito del mio trasferimento e della mia nomina a parroco nella nuova realtà periferica della città nella parrocchia dell’Assunta ! Feconda e indimenticabile esperienza che, nel raduno di tutti gli oratoriani vecchi e nuovi di stasera ci permette di vivificare e condividere nella preghiera e nella fraternità personale e familiare la ricchezza di benefici ,di sentimenti e di valori che hanno accompagnato la vita di tante famiglie dei rioni e costituiscono il patrimonio formativo di centinaia e centinaia di ragazzi, giovani e genitori di ieri e di oggi che per la circostanza si ritrovano con le loro famiglie e i figli per ricordare,gioire e fraternizzare!E’ storia viva che viene da lontano e conserva tutta la sua freschezza e attualità! Grazie al Signore e al “pazzo” Don Bosco,innamorato dei ragazzi e dei giovani e spinto solo dal desiderio di condividere con loro le difficoltà,le sofferenze e le speranze di un futuro migliore e di una vita ,anche se povera ma onesta e morale!Crediamo nei giovani! Dialoghiamo con i giovani! Comprendiamoli e aiutiamoli perché nessuno si perda!Con Don Bosco vogliamo pregare per i giovani e gli educatori chiedendo solo al Signore :”Da mihi animas, coetera tolle” e di aiutarci a conservare la gioia del servizio!


Lunedi 1 febbraio 2016

Carissimi,sereno inizio di settimana!Grande gioia e forte emozione sono nel mio cuore e nel miei occhi! Sono ancora in commossa fibrillazione per gli incontri realizzati sabato sera nel raduno di quei ragazzi e giovani oratoriani di un “ ieri” lontano nel tempo ma che “oggi” con le loro famiglie e figli hanno rivissuto nella preghiera e nella fraternità l’esaltante esperienza vissuta negli Oratori dedicati a Don Bosco! I semi gettati copiosamente,a piene mani,sono diventati piante rigogliose e sane, direi un rigenerante bosco che continua a verdeggiare e a fruttificare nella nostra città e nel territorio dell’hinterland vivendo i valori cristiani assimilati e vissuti e trasmettendoli con grande fierezza e gelosia nelle famiglie che hanno costituito e che guidano con saggezza umana e cristiana!Una testimonianza storica e preziosa che ha permesso di rivivere uno dei momenti esaltanti intorno all’altare con la S. Messa da noi concelebrata e presieduta da P. Franco Beneduce, un oratoriano frattese, vissuto nel quartiere del Don Bosco, una vocazione che nasce lì e matura fino a diventare sacerdote e poi religioso nella Compagnia di Gesù! Oggi è al vertice del Pontificio Seminario Regionale Campano totalmente impegnato nella formazione dei giovani che si preparano al Sacerdozio!Non è forse un dono di Dio? Una grazia che ci garantisce la presenza di Dio in mezzo a noi e la protezione di Don Bosco? Insieme rendiamo grazie a Dio!Toccante è stato anche rivedere all’organo,alla chitarra e nel coro tutta la schiera dei giovani degli anni 80 che hanno rinnovato l’esperienza di animazione liturgica come ai vecchi tempi!Storia di ieri che è maestra di vita alle generazioni presenti e a quelle future perché si possa non seppellire ma far tesoro dell’eredità valoriale sana ed esemplare del passato per costruire la qualità del presente e le speranze future! Dopo la preghiera la famiglia oratoriana si è ritrovata nel centro pastorale”Giovanni Paolo II” per una serata conviviale di fraternità e di condivisione che ha vivificato ricordi ed esperienze che sono state partecipate ai più giovani con grande edificazione da diventare una tonificante trasfusione energetica alle nuove generazioni ! In programma sono previsti altri momenti significativi ma vi daremo notizia nei futuri appuntamenti! Saluto tutti con un fraterno abbraccio e una preghiera a Don Bosco!


Sabato 6 febbraio 2016

Carissimi,grazie a Dio anche oggi vi diciamo: Buongiorno! Si conclude la prima settimana di febbraio! E noi concludiamo pure questa settimana della educazione vissuta sotto lo sguardo del santo educatore Don Bosco!Abbiamo infatti realizzato un percorso di riflessione e di sensibilizzazione sulle tematiche educative e sui protagonisti dell’azione educativa mirando a coinvolgere tutti, sia la comunità ecclesiale sia quella civile nelle sue varie espressioni culturali,professionali e politiche perché ponessero al centro dell’interesse comune la persona dell’educando,l’arte delicata e sublime dell’educazione,la missione degli educatori! La settimana,comunque,l’abbiamo vissuta nella preghiera e nella seria meditazione!Abbiamo voluto riservare una attenzione specifica al campo educativo perché l’educazione è vita mentre la mancanza di educazione è morte,è inciviltà,è rozzezza,è barbarie!Privilegiare questa tematica è stato particolarmente necessario alla luce di ciò che si sperimenta in tutti i luoghi e a tutti i livelli con l’alto grado di spudoratezza e di cinismo con cui si agisce! La cronaca nera di ogni giorno è avvilente e sconvolgente! La diseducazione porta perfino ad atti inconsulti e a delitti efferati! Il pedagogo e maestro per eccellenza è Cristo,figlio di Dio Amore e noi,alla sua scuola,abbiamo da lasciarci da Lui educare per una umanità nuova e piena!Dobbiamo prendere coscienza che non c’è nulla nella nostra azione che non abbia una significativa valenza educativa! Non c’è nessuno che non debba sentire la responsabilità di essere con il suo comportamento e con la sua condotta motivo di buon esempio e di buona educazione e non motivo di diseducazione e di scandalo! A tutti incombe il dovere con la propria presenza e la propria testimonianza di trasformare qualsiasi luogo che sia la famiglia o il posto di lavoro,la scuola o l’associazione,la comunità o il ritrovo in luogo fecondo di educazione integrale! Ricordiamoci che è sempre pregiudizievole e compromettente se non un vero disastro quando le agenzie educative affrontano le problematiche educative e i processi di crescita dei propri figli o degli allievi da soli e in autonomia assoluta! Il “fai da te” in questo campo è un vero attentato!Occorre,perciò,sanare assolutamente la rottura del patto educativo tra famiglia, scuola e altre istituzioni e in primo luogo la chiesa ripristinando quella alleanza e quella collaborazione che un tempo ha dato risultati eccellenti e che oggi leggendo i segni dei tempi è chiamata a impegnarsi per essere funzionale al bene comune dei figli e degli alunni sconfiggendo così quella cultura dell’esclusione che è frutto di egoismi e di razzismo e non di amore e di solidarietà!