martedì 26 giugno 2018

Sulla devozione e culto al Cuore Sacratissimo di Gesù


La devozione parrocchiale. Il Parroco lo denomina “esercito dell’Amore”, riferendosi al gruppo numeroso di zelatrici e zelatori del S. Cuore di Gesù che operano in parrocchia con l’Apostolato della Preghiera e nella carità e nel servizio alla comunità, specialmente malati, anziani, persone sole e in difficoltà”.
Il mese di Giugno, grazie a loro è devotamente ed intensamente vissuto dalla comunità ecclesiale che vede arricchirsi di presenze e di momenti significativi le celebrazioni liturgiche.
Al Sacro Cuore è dedicato, fin dalla fondazione degli anni ‘50 del secolo scorso, un altare laterale che richiama la centralità della spiritualità cristologica nella chiesa dedicata all’Assunta.
La Parrocchia con la devozione di Giugno si lega così fortemente ad una spiritualità che ha avuto espressioni importanti nella storia della Chiesa e nelle sue formule dottrinarie, e si è manifestata in maniera significativa nella storia ecclesiale frattese.

Dottrina evangelica. Imparate da me che sono mite e umile di cuore” dice il Signore ai suoi discepoli, indicando loro la sapienza e la via della diffusione del Vangelo e dell’annuncio del Regno Di Dio. E gli fa da eco il Magistero contemporaneo della Chiesa con le parole della Enciclica “Haurietis aquas” di Pio XII del Maggio del 1956 sulla dottrina riguardante la Devozione al Sacro Cuore di Gesù:
È altresì vivissimo Nostro desiderio che quanti si gloriano del nome di cristiani e intrepidamente combattono per stabilire il Regno di Cristo nel mondo, stimino l’omaggio di devozione al Cuore di Gesù come vessillo di unità, di salvezza e di pace. E, però, nessuno pensi che con tale ossequio venga arrecato alcun pregiudizio alle altre forme di pietà, con le quali il popolo cristiano, sotto l’alta direzione della Chiesa, onora il Redentore divino. Al contrario, una fervida devozione verso il Cuore di Gesù alimenterà e promuoverà specialmente il culto alla sacratissima Croce, come pure l’amore verso l’augustissimo Sacramento dell’altare. E in verità possiamo asserire — ciò che del resto è anche mirabilmente illustrato dalle rivelazioni, di cui Gesù Cristo volle favorire Santa Geltrude e Santa Margherita Maria — che nessuno capirà davvero il Crocifisso, se non penetra nel suo Cuore. Né si potrà facilmente comprendere l’amore che ha spinto il Salvatore a farsi nostro spirituale alimento, se non coltivando una speciale devozione verso il Cuore Eucaristico di Gesù”.

Storia devozionale. La devozione al Cuore di Gesù venne già praticata nell’antichità e nel medioevo, e nel ‘600 il culto si diffuse ad opera dei padri Gesuiti, di S. Giovanni Eudes (1601-1680); e soprattutto di S. Margherita Maria Alacoque (1647-1690) giovane suora del convento delle Visitandine di Paray-le-Monial. Santa Margherita dal 1673 al 1675 ebbe visioni mistiche, durante le quali lo stesso Gesù la invitava a diffondere la devozione al Sacro Cuore attraverso l’ora di adorazione e la pratica eucaristica dei primi venerdì del mese.
             
                                     

In Frattamaggiore la devozione al Sacro Cuore si sviluppa all’inizio ‘900, e si lega soprattutto alla fondazione di altari dedicati in San Sossio, nella parrocchia nascente del SS. Redentore (1908) e nella chiesa di San Rocco (1914); e particolarmente alla presenza, dagli anni ‘30 del ‘900, delle Ancelle del Sacro Cuore di Santa Caterina Volpicelli.


Santa Caterina Volpicelli. Con lo sviluppo della sua opera religiosa e della sua storia personale, la figura della santa viene rapportata dai suoi biografi agli avvenimenti napoletani e ai riverberi europei, soprattutto italiani e francesi, della cultura e della spiritualità cattolica legata alla devozione del Sacro Cuore di Gesù. Si tratta di una particolare espressione della Volpicelli che aderì in maniera originale alla devozione che si sviluppò nel panorama della vita religiosa e della riflessione teologica che si delinearono nella cattolicità europea, a partire dal XVI secolo, sulla base dell’esperienza mistica di Santa Margherita a Paray-le-Monial.
Giovanni Paolo II nell'omelia per il giorno della beatificazione in San Pietro (29 Aprile 2001) disse di lei:
La Beata Caterina Volpicelli dall’Eucaristia seppe trarre sempre quell’ardore missionario che la spinse ad esprimere la sua vocazione nella Chiesa, docilmente sottomessa ai Pastori e profeticamente intenta a promuovere il laicato e forme nuove di vita consacrata. Fu la prima “zelatrice” dell’Apostolato della Preghiera in Italia e lascia in eredità, specialmente alle Ancelle del Sacro Cuore, una singolare missione apostolica che deve continuare ad alimentarsi incessantemente alla fonte del Mistero eucaristico”.
Con le parole che Benedetto XVI ha dedicato alla santa napoletana nel giorno della canonizzazione, Domenica 26 aprile 2009, si completa il suo ritratto spirituale:
Testimone dell’amore divino fu anche santa Caterina Volpicelli, che si sforzò di “essere di Cristo, per portare a Cristo” quanti ebbe ad incontrare nella Napoli di fine Ottocento, in un tempo di crisi spirituale e sociale. Anche per lei il segreto fu l’Eucaristia. Alle sue prime collaboratrici raccomandava di coltivare una intensa vita spirituale nella preghiera e, soprattutto, il contatto vitale con Gesù eucaristico. E’ questa anche oggi la condizione per proseguire l’opera e la missione da lei iniziate e lasciate in eredità alle “Ancelle del Sacro Cuore”. Per essere autentiche educatrici della fede, desiderose di trasmettere alle nuove generazioni i valori della cultura cristiana, è indispensabile, come amava ripetere, liberare Dio dalle prigioni in cui lo hanno confinato gli uomini. Solo infatti nel Cuore di Cristo l’umanità può trovare la sua “stabile dimora”. Santa Caterina mostra alle sue figlie spirituali e a tutti noi, il cammino esigente di una conversione che cambi in radice il cuore, e si traduca in azioni coerenti con il Vangelo. E’ possibile così porre le basi per costruire una società aperta alla giustizia e alla solidarietà, superando quello squilibrio economico e culturale che continua a sussistere in gran parte del nostro pianeta.”

Storia ecclesiastica frattese. All'origine della presenza delle Ancelle del Sacro Cuore a Frattamaggiore, formalmente iniziata con l'inaugurazione della loro Casa in un vicolo del centro storico il 18 Agosto del 1939, si ritrova un particolare contesto religioso ed ecclesiale. E' il contesto ove si esprime la cultura cattolica locale dei primi decenni del secolo scorso, e dal quale emerge il 'dono' prezioso di una operosa carità cittadina. E' questo un contesto ricco di testimonianze ecclesiali collegate all'azione pastorale di forti personalità sacerdotali e manifestate nell'impegno aristocratico e popolare dei devoti fedeli frattesi.
In generale le principali personalità di riferimento della vita ecclesiale locale di quel tempo furono quelle del Vescovo di Acerra Nicola Capasso, che fu Parroco di San Rocco dal 1919 a 1933, e quelle del Vescovo di Policastro Federico Pezzullo, che fu Rettore del Santuario dell'immacolata fino al 1937 (oggi Servo di Dio). Altre personalità di riferimento, oggi più note, furono quelle del Missionario in Birmania Padre Mario Vergara (oggi Beato), di Gennaro Pezzullo Parroco del SS.mo Redentore, di Nicola Mucci sacerdote Fondatore della Scuola del Sacro Cuore, di Carlo Capasso Rettore della Madonna delle Grazie e Parroco di San Rocco, e dei giovani sacerdoti Salvatore Vitale (oggi Servo di Dio), Gennaro Auletta e Angelo Perrotta.
Il popolo frattese dell'epoca era partecipe ed entusiasta ed arricchiva la vita ecclesiale, con la guida dei suoi pastori, dando vita ad innumerevoli e devote forme associative negli ambiti parrocchiali, ed esprimendo attraverso le sue componenti più abbienti e signorili importanti manifestazioni della Devozione e della Carità, con aiuti, donativi e fondazioni durature come case ed istituti. Esemplari in questo senso furono le due iniziative che portarono alla fondazione in Frattamaggiore degli Istituti delle Suore del Sacro Cuore “Maria Pia Brando” operante nel territorio della Parrocchia di San Rocco e delle Ancelle del Sacro Cuore operante nel territorio della parrocchia di San Sossio, rispettivamente legate alle donazioni signorili di Rosa Graziano e di Maria Pezzullo.
Per ambedue le iniziative appare importante la motivazione della devozione a Sacro Cuore, che trovava un segno importante negli altari privilegiati dedicati e nella istituzione dell'Apostolato della Preghiera che verrà poi estesa in ogni chiesa locale.

Le parole del Parroco per la Solennità del Sacro Cuore di Gesù
Venerdì 8 giugno 2018
Carissimi, eleviamo con profonda gratitudine il canto di gloria e di lode al Signore e salutiamo con viva esultanza questo nuovo giorno che si annunzia raggiante di gioia e carico di emozioni!
Una giornata quella di oggi che chiama tutta la Chiesa,gerarchia e popolo Cristiano, a venerare e contemplare il Sacratissimo Cuore di Gesù e a pregare per la santificazione dei Sacerdoti!
Questa solennità è un'occasione per un tempo di preghiera e di comunione trai preti allo scopo di riscoprire e di ravvivare il dono del sacerdozio sulle orme di Gesù, primo ed eterno sacerdote!
Più volte Papa Francesco,che desidera pastori con il cuore di Cristo e a servizio del popolo di Dio, ha sensibilizzato e incoraggiato tutti i sacerdoti perché nell'esercizio faticoso e intenso del servizio di sacro ministero la vita sacerdotale sia ispirata sempre più alla misericordia e alla salvezza!
Il Cuore di Cristo ci introduce particolarmente in quell' ineffabile Amore di Dio che è un padre tenero e ricco di misericordia e ci esorta a rimanere nel suo amore modellando la nostra vita nei pensieri,negli atteggiamenti e nei comportamenti secondo il suo esempio!
Pertanto,come Sacerdoti di Cristo siamo invitati a guidare come pastori il popolo di Dio sulla strada della verità e con la tenerezza di una madre.
Come ministri della Parola siamo impegnati più intensamente ed efficacemente a trasmettere il Vangelo!
Come ministri del perdono siamo stimolati a comunicare più attentamente generosamente l'abbraccio misericordioso di Dio Padre e a dispensare con i sacramenti il dono della Grazia!
Questa ricchezza riversata nei cuori sacerdotali induce tutti a pregare il Cuore Sacratissimo di Gesù perché i ministri di Cristo , rivestiti della dignità sacerdotale,possano essere sempre più segni e strumenti dell'amore misericordioso e generoso di Dio che perdona!
É ancora Papa Francesco che ci offre spunti di meditazione quando sottolinea i tratti dell'amore che qualificano" più nel dare che nel ricevere" e "più nelle opere che nelle parole".
Pregate anche voi più intensamente per i nostri Sacerdoti, in ritiro oggi, a Mugnano del Cardinale!
Buona giornata di santificazione sacerdotale!

Parole di cuore del vescovo Spinillo (Omelie 2013). È vero che siamo in un tempo in cui tutto sembra determinato soltanto dalle scelte pratiche, da ciò che può darci un risultato facile, da ciò che può offrirci una soddisfazione immediata. Nel cuore, però, noi sentiamo il desiderio di qualcosa di più grande, sentiamo di non voler essere soltanto quelli che dalla vita prendono ciò che serve, ma vogliamo, invece, essere coloro che riconoscono e danno alla vita la forma più bella, la forma che è secondo il cuore e la volontà di Dio. Oserei dire che in questo troviamo quella prova che siamo figli di Dio di cui ci parlava l’apostolo Paolo nella seconda lettura: la verità del fatto che, sia pure in mezzo a tanti difetti che abbiamo, portiamo nel cuore il desiderio di poter vivere ciò che è più grande, il desiderio di poter dare alla realtà in cui viviamo una forma più bella, più buona perché capace di far crescere la vita, capace di far crescere il bene.
La carità, infatti, non è solo il dare qualcosa a qualcuno per soddisfare il bisogno di un momento. La carità è molto più grande, è il poter andare incontro alla vita di ogni essere umano con il cuore stesso di Dio, guidati dallo spirito di Dio. La carità è un carisma, un dono dello spirito di Dio che ci permette di essere in rapporto con l’umanità alla maniera stessa di Dio, di compiere, nell’incontro con ogni essere umano, la volontà di Dio.
Quando siamo raccolti in adorazione il nostro tempo, il momento, si dilata, diventa partecipazione di ciò che è infinito, apertura del cuore alla pienezza grande della presenza di Dio.


mercoledì 2 maggio 2018

Vita parrocchiale: con Maria verso la Pentecoste


Comunità in cammino pasquale verso la Pentecoste”. E’ l’orientamento spirituale degli incontri di catechesi del mercoledì dal 18 aprile al 16 maggio 2018, con riflessioni ispirate alle esperienze della prima comunità cristiana di Gerusalemme (At 1, 12-14): “Tutti questi erano assidui e concordi nella preghiera, insieme con alcune donne e con Maria, la madre di Gesù e con i fratelli di lui”.
Il cammino spirituale ha assunto anche i tratti del pellegrinaggio extra-parrocchiale, con uscite della comunità verso santuari del Lazio (Abbazia di Casamari), dell’Abruzzo (San Gabriele dell’Addolorata) e delle Marche (Santa Casa di Loreto). Con la guida del Parroco Mons. Angelo che non ha fatto mancare il supporto delle sue esortazioni affidate anche alla pagina personale e alla pagina parrocchiale in rete.





Parole del Parroco all’inizio del mese mariano
"Deo gratias et Mariae!" Rendiamo grazie a Dio e a Maria!
A Lei, infatti, ci siamo affidati perché ci porti a Gesù!
Infatti, consapevoli delle esperienze dolorose e inquietanti che agitano l'umanità intera, delle ansie e afflizioni che turbano la nostra vita, delle incertezze del domani, dello sbandamento e della sfiducia del mondo giovanile per la mancanza di lavoro e per la dignità umana mortificata, ci siamo messi con immensa fiducia nelle mani di Maria rivolgendole in solidale fraternità una preghiera speciale per i disoccupati, i cassintegrati e i giovani senza lavoro e per coloro che sono responsabili del bene comune!
Nell'incontro con Lei vogliamo raccogliere le sue indicazioni per un cammino di fede, di amore e di speranza facendo tutto quello che ci dirà per trovare e incontrare Gesù!


venerdì 30 marzo 2018

Il Messaggio del Triduo Pasquale


In dialogo con Dio e in preghiera; contemplando il mistero della Presenza del Signore tra noi e impetrando la sua Salvezza nelle strutture di vita della dolente Umanità.
E’ questo il senso profondo del messaggio affidato quest’anno alla iconografia del Tabernacolo del Giovedì Santo in Parrocchia.
Il messaggio affidato anche alle parole scritte sul foglio per la meditazione dei fedeli, che vivono l’esperienza dell’adorazione eucaristica nelle ore dopo la “Missa In Coena Domini”, si aggiunge spiritualmente e storicamente a quelli raccolti e pubblicati dal Parroco don Angelo nel libro Incontri d’Amore” (vedi questo post dedicato sul blog).
Difatti lo stesso libro ed il testo del messaggio sono offerti come strumenti per la “guida spirituale nella Veglia Eucaristica del Giovedì Santo”.


Leggiamo l’esortazione del Parroco postata sulla personale pagina social per la lettura degli amici e dei fedeli che lo seguono sulla rete:

Siamo alla vigilia DEL GIOVEDÌ SANTO 2018!
È L'APPUNTAMENTO D'ECCELLENZA PER L'INCONTRO D'AMORE CON GESÙ EUCARESTIA!
La ricchezza di questi appuntamenti è stata raccolta nel volume sotto indicato quale testimonianza di una esperienza pastorale maturata a servizio del popolo di Dio per vivificare il dialogo e l'Amore Eucaristico!


Il testo o il messaggio, su richiesta e come guida spirituale, nella Veglia Eucaristica del Giovedì Santo verrà omaggiato a quanti parteciperanno all'incontro orante con Gesù Sacramentato nella Veglia Eucaristica Vi aspettiamo per condividere!


Di seguito leggiamo: 
Il Foglio parrocchiale per la meditazione nella Veglia Eucaristica del Giovedì Santo;
il Programma pastorale relativo alla Settimana Santa in Parrocchia;
il Messaggio per la Pasqua 2018 del Vescovo di Aversa Mons. Angelo Spinillo;
il link ai Sussidi diocesani per la Settimana Santa (Adorazione del Giovedì Santo e Via Crucis;
il link al testo della Via Crucis al Colosseo presieduto da Papa Francesco.

Foglio per la medutazione

Programma pastorale per la Settimana Santa

Messaggio per la Pasqua 2018 di Mons. Angelo Spinillo




mercoledì 21 marzo 2018

I Tabernacoli del Giovedì Santo


Gli intenti del libro
Incontri d’Amore – Gli appuntamenti del Giovedì Santo, è stato pubblicato dal Parroco Mons. Angelo Crispino nella seconda edizione datata al dicembre 2017.
Il libro è stato scritto per lasciare una “traccia dei tanti e diversi ‘troni’ che ogni anno erano allestiti, in maniera figurata e con intenti catechetici, per celebrare la festa dell’Eucaristia”; grazie all’esortazione dei “molti pellegrini e visitatori della nostra chiesa parrocchiale nella ricorrenza del Giovedì Santo”; e per un “dovere di servizio alla storia e alla chiesa”.
Con questi intenti Mons. Crispino ha scritto le riflessioni che accompagnano gli allestimenti dell’Altare della reposizione nei Giovedì Santi: “un itinerario trentennale di opere realizzate, in veste sempre nuova e originale e con messaggi catechetico-spirituali che invitavano a pregare e riflettere i tanti visitatori provenienti dal territorio e dai paesi viciniori e la lunga e ininterrotta catena di adoratori di ogni età e particolarmente dei giovani, specie in orario notturno”.


La tradizione popolare del Giovedì Santo
Il grande movimento dei visitatori si lega alla consolidata tradizione locale che vede le chiese riempirsi la sera del Giovedì Santo, e le vie della città percorse da un viavai di gente e fedeli che si recano a visitare i “sepolcri”, ovvero gli ornati e predisposti Altari ove, dopo la Messa “in Coena Domini”, vengono riposte le specie eucaristiche consacrate e sono custodite fino al pomeriggio del Venerdì Santo, quando vengono distribuite ai fedeli per la comunione sacramentale dopo la liturgia penitenziale.
La tradizione locale della visita di un numero dispari di chiese ha caratterizzazioni proprie, ma in qualche modo esprime anche riferimenti alla tradizione medievale delle celebrazioni liturgiche pasquali, legata alla Visita al Santo Sepolcro di Gerusalemme e al Pellegrinaggio alle Sette Chiese di Roma. In questa tradizione locale, per la rinomanza e la significatività dei messaggi spirituali affidati agli allestimenti dell’altare della reposizione, la chiesa dell’Assunta è sempre inserita nel “numero” delle chiese da visitare ed è effettivamente meta costante della visita orante dei fedeli.

Precisazioni teologiche e pastorali
Le precisazioni teologiche riguardano la consacrazione eucaristica con la quale si riattualizza il mistero della Passione, Morte e Resurrezione di Gesù Cristo, e il termine ‘sepolcro’ riguarda la lettura popolare degli aspetti legati alla sofferenza umana di Cristo celebrati nel Triduo Pasquale. Per una lettura ispirata al Magistero è bene riferire la formulazione contenuta al n.55 della Lettera Circolare sulla preparazione delle e celebrazione delle feste pasquali pubblicata dalla Congregazione per il Culto Divino in data 16 gennaio 1988:

55. Il Sacramento venga custodito in un tabernacolo chiuso. Non si può mai fare l’esposizione con l’ostensorio. Il tabernacolo o custodia non deve avere la forma di un sepolcro. Si eviti il termine stesso di «sepolcro»: infatti la cappella della reposizione viene allestita non per rappresentare «la sepoltura del Signore», ma per custodire il pane eucaristico per la comunione, che verrà distribuita il venerdì nella Passione del Signore.

Nella stessa Lettera si leggono altri punti che riguardano la dimensione spirituale della celebrazione del Giovedì Santo:

44. «Con la Messa celebrata nelle ore vespertine del Giovedì santo, la Chiesa dà inizio al Triduo pasquale ed ha cura di far memoria di quell’ultima Cena in cui il Signore Gesù, nella notte in cui veniva tradito, amando sino alla fine i suoi che erano nel mondo, offrì a Dio Padre il suo Corpo e Sangue sotto le specie del pane e del vino e li diede agli Apostoli in nutrimento e comandò loro e ai loro successori nel sacerdozio di farne l’offerta».
45. Tutta l’attenzione dell’anima deve rivolgersi ai misteri che in questa Messa soprattutto vengono ricordati: cioè l’istituzione dell’Eucaristia, l’istituzione dell’Ordine sacerdotale e il comando del Signore sulla carità fraterna: tutto ciò venga spiegato nell’omelia.
49. Si riservi una cappella per la custodia del Santissimo Sacramento e si orni in modo conveniente, perché possa facilitare l’orazione e la meditazione si raccomanda il rispetto di quella sobrietà che conviene alla Liturgia di questi giorni, evitando o rimuovendo ogni abuso contrario.
56. Si invitino i fedeli a trattenersi in chiesa, dopo la Messa nella Cena del Signore, per un congruo spazio di tempo nella notte, per la dovuta adorazione al Santissimo Sacramento solennemente lì custodito in questo giorno. Durante l’adorazione eucaristica protratta può essere letta qualche parte del Vangelo secondo Giovanni (cap 13-17). Dopo la mezzanotte si faccia l’adorazione senza solennità dal momento che ha già avuto inizio il giorno della Passione del Signore.

I contenuti del libro
Il libro si compone di una settantina di pagine, alle quali sono affidate le riflessioni spirituali di don Angelo che illustrano le rappresentazioni sinboliche adornanti i Tabernacoli del Giovedì Santo da lui realizzate con l’ausilio della comunità parrocchiale. Con continuità dal 1997 al 2016, e con puntate riguardanti gli anni ‘80 caratterizzati dall’opera del parroco predecessore (Luigi Pezzullo) e con rievocazioni che riguardano il legame sacerdotale ed eucaristico con i Vescovi di Aversa dagli anni ‘60 ad oggi (Antonio Cece, Giovanni Gazza, Lorenzo Chiarinelli, Mario Milano, Angelo Spinillo).
Le riflessioni spirituali, ricche di spunti etici ed educativi propri, sono anche quasi tutte attualizzate in rapporto agli avvenimenti del tempo, e relazionate con i temi ecclesiali e pastorali proposti dal Magistero dei Pontefici che si sono susseguiti nel periodo considerato (Giovanni Paolo II, Benedetto XVI e Papa Francesco). In questo senso si evidenziano le tematiche trinitarie e mariane annuali preparatorie del Grande Giubileo del 2000 voluto dal Santo Padre Giovanni Paolo II (il 1997 dedicato al Figlio, il 1998 dedicato allo Spirito Santo, il 1999 dedicato al Padre). Si evidenziano le tematiche eucaristiche (Lettera Enciclica Ecclesia de Eucharistia del 2004) continuate con il Magistero di Papa Benedetto XVI (Esortazione Apostolica Sacramentum Caritatis del 2007). Si evidenziono le tematiche della Misericordia e del Perdono proposte dal Magistero di Papa Francesco (Giubileo Straordinario della Misericordia del 2015-2016).
Quasi tutte le riflessioni sono articolate come un dialogo orante che parte dalle considerazioni morali circa la condizione umana e si rivolge al Signore presente nell’Eucaristia per impetrare il suo perdono e la sua grazia.
Il libro si avvale di una presentazione scritta dal Vescovo Mario Milano che ne mette in risalto la funzione di “un prezioso vademecum per incrementare nel cuore dei fedeli la pietà Eucaristica, rievocando nell’arco di quasi un trentennio l’adorazione serale e notturna del Giovedì Santo, la grande giornata dell’istituzione della SS. Eucaristia e del Sacerdozio”.
Le riflessioni di don Angelo sono tutte rifacentisi al Primato dell’Amore di Dio che si esprime nella celebrazione del Giovedì Santo “attraverso il servizio umile della lavanda dei piedi e il comandamento dell’amore vicendevole”; e sono tutte orientate al senso della Preghiera Sacerdotale di Gesù che “affida al Padre i suoi Apostoli e la sua Chiesa”.
Una occasione favorevole per porsi ancora in contemplazione del Mistero e della Grazia della Presenza del Signore nella sua Chiesa.
Il linguaggio di don Angelo è semplice e complesso ad un tempo; sembra esprimersi con una severità antica e con una moderna apertura al dialogo; l’intento rimane quello pastorale educativo della testimonianza sacerdotale e della catechesi efficace. Le sue concettualizzazioni circa il Sacramento dell’Eucaristia, che abbiamo avuto occasione di ascoltare nelle sue catechesi comunitarie, portano il segno del “Sacramento dei vivi” del Catechismo Maggiore di San Pio X (1905) e del “Sacramento dell'Iniziazione Cristiana” del Catechismo della Chiesa Cattolica (1992).

Dal Catechismo Maggiore
543. Questi cinque sacramenti, cioè la Cresima, l'Eucaristia, l'Estrema Unzione, l'Ordine Sacro ed il Matrimonio si chiamano sacramenti dei vivi, perché quelli che li ricevono, devono essere senza peccato mortale, cioè già vivi alla grazia santificante.
546. Il più grande di tutti i sacramenti è quello della Eucaristia, perché contiene non solo la grazia, ma anche Gesù Cristo, autore della grazia e dei sacramenti.
596. L' Eucaristia è un sacramento nel quale per l'ammirabile conversione di tutta la sostanza del pane nel Corpo di Gesù Cristo e di quella del vino nel suo prezioso Sangue, si contiene veramente, realmente e sostanzialmente il Corpo, il Sangue, l'Anima e la Divinità del medesimo Gesù Cristo Signor Nostro sotto le specie del pane e del vino per essere nostro nutrimento spirituale.
818. Gesù Cristo ha istituito l'Ordine Sacerdotale nell'ultima Cena, quando conferì agli Apostoli e ai loro successori la potestà di consacrare la SSma Eucaristia. Il giorno poi della sua resurrezione conferì ai medesimi il potere di rimettere e di ritenere i peccati, costituendoli cosi i primi sacerdoti della nuova legge in tutta la pienezza della loro potestà.
VII, 58. Nel giovedì santo dopo la Messa si spogliano gli altari per rappresentarci Gesù Cristo spogliato delle sue vesti per essere flagellato e affisso alla croce; e per insegnarci che per celebrare degnamente la sua passione dobbiamo spogliarci dell'uomo vecchio, cioè d'ogni affetto mondano.
VII, 61. Nel giovedì santo si devono fare le visite non per curiosità, per abitudine o per divertimento, ma per sincera contrizione dei nostri peccati, che sono la vera cagione della passione e morte del nostro Redentore, e con vero spirito di compassione delle sue pene, meditandone i vari patimenti; per esempio nella prima visita quel che soffri nell'orto; nella seconda, quel che soffrì nel pretorio di Pilato; e così dicasi delle altre.

Dal Catechismo della Chiesa Cattolica
611. L’Eucaristia che egli istituisce in questo momento sarà il «memoriale» del suo sacrificio. Gesù nella sua offerta include gli Apostoli e chiede loro di perpetuarla. Con ciò, Gesù istituisce i suoi Apostoli sacerdoti della Nuova Alleanza: «Per loro io consacro me stesso, perché siano anch’essi consacrati nella verità» (Gv 17,19).
805. La Chiesa è il corpo di Cristo. Per mezzo dello Spirito e della sua azione nei sacramenti, soprattutto l’Eucaristia, Cristo, morto e risorto, costituisce la comunità dei credenti come suo corpo.
864. «Siccome la fonte e l’origine di tutto l’apostolato della Chiesa è Cristo, mandato dal Padre, è evidente che la fecondità dell’apostolato», sia quello dei ministri ordinati sia quello «dei laici, dipende dalla loro unione vitale con Cristo». Secondo le vocazioni, le esigenze dei tempi, i vari doni dello Spirito Santo, l’apostolato assume le forme più diverse. Ma la carità, attinta soprattutto nell’Eucaristia, rimane sempre «come l’anima di tutto l’apostolato».
1212. Con i sacramenti dell'iniziazione cristiana, il Battesimo, la Confermazione e 'Eucaristia, sono posti i fondamenti di ogni vita cristiana. La partecipazione alla natura divina, che gli uomini ricevono in dono mediante la grazia di Cristo, rivela una certa analogia con l'origine, lo sviluppo e l'accrescimento della vita naturale. Difatti i fedeli, rinati nel santo Battesimo, sono corroborati dal sacramento della Confermazione e, quindi, sono nutriti con il cibo della vita eterna nell'Eucaristia, sicché, per effetto di questi sacramenti dell'iniziazione cristiana, sono in grado di gustare sempre più e sempre meglio i tesori della vita divina e progredire fino al
raggiungimento della perfezione della carità.
1322. La santa Eucaristia completa l'iniziazione cristiana. Coloro che sono stati elevati alla dignità del sacerdozio regale per mezzo del Battesimo e sono stati conformati più profondamente a Cristo mediante la Confermazione, attraverso l'Eucaristia partecipano con tutta la comunità allo stesso sacrificio del Signore.
1324. L'Eucaristia è “fonte e apice di tutta la vita cristiana” [Conc. Ecum. Vat. II, Lumen gentium, 11]. “Tutti i sacramenti, come pure tutti i ministeri ecclesiastici e le opere di apostolato, sono strettamente uniti alla sacra Eucaristia e ad essa sono ordinati. Infatti, nella Santissima Eucaristia è racchiuso tutto il bene spirituale della Chiesa, cioè lo stesso Cristo, nostra Pasqua” [Conc. Ecum. Vat. II, Presbyterorum ordinis, 5].


Il libro è stato ufficialmente presentato nella serata del 2 Febbraio 2018, tra le iniziative della Settimana dell'Educazione in onore di San Giovanni Bosco, e può essere semplicemente richiesto in Parrocchia direttamente al disponibilissimo don Angelo.


lunedì 29 gennaio 2018

La vivissima luce dell’educazione giovanile nel sogno di Don Bosco

La luce vivissima era quella vista da Don Bosco nel Sogno dei Dieci Diamanti, e di cui era circonfusa la figura del giovanetto che nel sogno esortava il Santo e i suoi confratelli a bene operare per l’educazione dei giovani.
L’esortazione del sogno era anche l’impegno reale che i Salesiani praticavano, e ancora praticano, nel campo educativo e con l’ispirazione al metodo pedagogico formulato dopo la metà dell’800 dal loro fondatore: Il Sistema preventivo nell’educazione della gioventù.
Nella visione del sogno i “Dieci Diamanti” di cui era rivestita la splendida veste del ‘Maestro’ apparso ai Salesiani erano le 3 virtù teologiche (Fede Speranza Carità), i 3 consigli evangelici (Povertà Obbedienza Castità) e 4 orientamenti comportamentali (Lavoro Temperanza Premio Digiuno).
Oggi, ma si può intendere come da molti anni per la caratterizzazione originaria e pastorale dell’Oratorio Don Bosco fondato dal Parroco don Angelo Crispino, questa vivissima luce diviene il motivo ispirativo della Settimana dell’Educazione e Festa degli Educatori che la Parrocchia Maria SS. Assunta realizza dal 29 gennaio al 4 febbraio 2018 in onore di San Giovanni Bosco.
Nella comunicazione introduttiva della Settimana di quest’anno che il Parroco don Angelo ha divulgato attraverso l’informazione parrocchiale, i media e i portali in rete, si legge:

La nostra Comunità parrocchiale e gli educatori tutti, pur nella varietà delle specifiche missioni e responsabilità, sono invitati a riflettere sulla testimonianza di DON BOSCO, grande Maestro ed Educatore dei giovani, e far tesoro del suo messaggio specialmente in un periodo storico di profonda crisi educativa dell’universo giovanile.


Proponiamo alla riflessione i testi ricavati dalle fonti salesiane riguardanti il metodo pedagogico di Don Bosco e la narrazione del suo Sogno dei Dieci Diamanti.

IL SISTEMA PREVENTIVO NELLA EDUCAZIONE DELLA GIOVENTÙ

Più volte fui richiesto di esprimere verbalmente o per iscritto alcuni pensieri intorno al così detto sistema preventivo che si suole usare nelle nostre case. Per mancanza di tempo non ho potuto finora appagare questo desiderio, e presentemente ne do qui un cenno, che spero sia come l'indice di quanto ho in animo di pubblicare in una operetta appositamente preparata, se Dio mi darà tanto di vita da poterlo effettuare, e ciò unicamente per giovare alla difficile arte della giovanile educazione. Dirò adunque: in che cosa consista il Sistema Preventivo, e perché debbasi preferire: sua pratica applicazione, e suoi vantaggi.
I n che cosa consiste il Sistema Preventivo e perché debbasi preferire.
Due sono i sistemi in ogni tempo usati nella educazione della gioventù: Preventivo e Repressivo. Il sistema Repressivo consiste nel far conoscere la legge ai sudditi, poscia sorvegliare per conoscerne i trasgressori ed infliggere, ove è d'uopo, il meritato castigo. In questo sistema le parole e l'aspetto del Superiore debbono sempre essere severe, e piuttosto minaccevoli, ed egli stesso deve evitare ogni famigliarità coi dipendenti. Il Direttore per accrescere valore alla sua autorità dovrà trovarsi di rado
tra i suoi soggetti e per lo più quando si tratta di punire o di minacciare. Questo sistema è facile, meno faticoso e giova specialmente nella milizia e in generale tra le persone adulte ed assennate, che devono da se stesse essere in grado di sapere e ricordare ciò ohe è conforme alle leggi e alle prescrizioni.
Diverso, e direi, opposto è il sistema Preventivo. Esso consiste nel far conoscere le prescrizioni e i regolamenti di un istituto e poi sorvegliare in guisa, che gli allievi abbiano sempre sopra di loro l'occhio vigile del Direttore o degli assistenti, che come padri amorosi parlino, servano di guida ad ogni evenienza, diano consigli ed amorevolmente correggano, che è quanto dire: mettere gli allievi nella impossibilità di commettere mancanze [...]
Il sistema Preventivo rende affezionato l'allievo in modo che l'educatore potrà tuttora parlare col linguaggio del cuore sia in tempo dell'educazione, sia dopo di essa. L'educatore, guadagnato il cuore del suo protetto, potrà esercitare sopra di lui un grande impero, avvisarlo, consigliarlo ed anche correggerlo allora che si troverà negli impieghi, negli uffizi civili e nel commercio. Per queste e molte altre ragioni pare che il sistema Preventivo debba preferirsi al Repressivo.
(Fonte: Inaugurazione del Patronato di S. Pietro in Nizza a Mare. Scopo del medesimo esposto dal Sacerdote Giovanni Bosco con appendice sul sistema preventivo nella educazione della gioventù. San Pier d'Arena-Torino-Nizza Marittima, Tipografia e Libreria Salesiana 1877)

IL SOGNO DEI DIECI DIAMANTI

Ad ammaestramento della Pia Società Salesiana
Il 10 settembre anno corrente (1881), giorno che la Santa Chiesa consacra al glorioso nome di Maria, i Salesiani, raccolti in San Benigno Canavese, facevano gli Esercizi Spirituali.
«Nella notte dal 10 all’11, mentre dormivo, la mente si trovò in una gran sala splen didamente ornata. Mi sembrava di passeggiare con i direttori delle nostre case, quando apparve tra noi un uomo di aspetto così maestoso, che non potevamo reggerne la vista. Datoci uno sguardo senza parlare, si pose a camminare a qual che passo da noi. Egli era così vestito: un ricco manto a guisa di mantello gli copriva la persona. La parte più vicina al collo era come una fascia che si rannodava davanti, e una fettuccia gli pendeva sul petto. Sulla fascia stava scritto a caratteri luminosi: LA PIA SOCIETÀ DI SAN FRANCESCO DI SALES NELL’ANNO 1881, e sulla striscia di essa fascia portava scritte queste parole: QUALE DEVE ESSERE.
Dieci diamanti di grossezza e splendore strao rdinari erano quelli che c’impedivano di fermare lo sguardo, se non con gran pena, su quell’augusto Personaggio. Tre di quei diamanti erano sul petto, ed era scritto sopra di uno FEDE, sull’altro SPERANZA e CARITÀ su quello che stava sul cuore. Il quarto diamante era sulla spalla destra e aveva scritto LAVORO, sopra il quinto nella spalla sinistra si leggeva TEMPERANZA. Gli altri cinque diamanti ornavano la parte posteriore del manto, ed erano così disposti: uno più grosso e più folgoreggiante stava in mezzo come al centro di un quadrilatero, e portava scritto OBBEDIENZA. Sul primo a de stra si leggeva VOTO DI POVERTA'. Sul secondo, più in basso, PREMIO. Nella sinistra sul più elevato era scritto: VOTO DI CASTITA'. Lo splendore di questo mandava una luce tutta speciale, e mirandolo traeva e attraeva lo sguardo come la calamita attrae il ferro. Sul secondo a sinistra, più in basso, stava scritto: DIGIUNO. Tutti questi quattro ripiegavano i loro raggi verso il diamante del centro. Questi brillanti tramandavano dei raggi che a guisa d i fiammelle si alzavano e portavano scritte qua e là varie sentenze.
Sulla Fede si elevavano le parole: “Imbracciate lo scudo della Fede per vincere le insidie del demonio”. Un altro raggio aveva: “La fede senza le opere è morta. Non chi ascolta, ma chi pratica la legge possederà il regno di Dio”. Sui raggi della Speranza: “Sperate nel Signore, non negli uomini. I vostri cuori siano sempre fissi dove sono le vere gioie”. Sui raggi della Carità: “Portate gli uni i pesi degli altri, se volete compiere la mia legge. Amate e sarete amati, ma amate le anime vostre e le anime altrui. Recitate devotamente il Divino Ufficio; celebrate la Santa Messa con attenzione; visitate con grande amore il Santo dei Santi”.
Sulla parola Lavoro: “Rimedio alla concupiscenza, arma potentissima contro tutte le tentazioni del demonio”. Sulla Temperanza: “Il fuoco si spegne se si toglie la legna. Fate un patto con i vostri occhi, con la gola e col sonno, affinché questi nemici non vi rubino le vostre anime. Intemperanza e castità non possono abitare insieme”.
Sui raggi dell’Obbedienza: “È il fondamento di tutto l’edificio e il compendio della santità”. Sui raggi della Povertà: “Il Regno dei Cieli è dei poveri. Le ricchezze sono spine. La povertà non si
vive a parole, ma si pratica con l’amore e con i fatti. Essa aprirà le porte del Cielo e vi entrerà”. Sui raggi della Castità: “Tutte le virtù vengono insieme con essa. I mondi di cuore penetrano i segreti di Dio e vedono Dio stesso”.
Sui raggi del Premio: “Se vi lusinga la grandezza del premio, non vi spaventino le fatiche della conquista. Chi patisce con me, godrà con me. Sono momentanei patimenti di questa vita; è eterna la felicità che godranno i miei amici in Cielo”. Sui raggi del Digiuno: “È l’arma più potente c ontro le insidie del demonio. E il custode di tutte le virtù. Col digiuno si scaccia ogni genere di demoni”. Un largo nastro a color di rosa serviva di orlo nella parte inferiore del manto, e sopra questo nastro era scritto: “Questo sia l’argomento delle vostre esortazioni del mattino, del mezzogiorno e della sera. Raccogliete le briciole delle virtù e vi costruirete un grande edificio di santità. Guai a voi che disprezzate le cose piccole: a poco a poco cadrete”.
Fino allora i direttori erano chi in piedi, chi in ginocchio, ma tutti attoniti e nessuno parlava. A questo punto Don Rua, come fuori di sé, disse: — Bisogna prendere nota per non dimenticare.
Cerca una penna e non la trova; cava fuori il po rtafoglio, fruga e non ha la matita. — Io mi ricorderò — disse Don Durando. — Io voglio notare — aggiunse Don Fagnano —, e si pose a scrivere con un gambo di rosa. Tutti miravano e comprendevano la scrittura. Quando Don Fagnano cessò di scrivere, Don Costamagna continuò a dettare così: — La carità capisce tutto, sopporta tu tto, vince tutto: pratichiamola con la parola e con i fatti. Mentre Don Fagnano scriveva, scomparve la luce, e tutti ci trovammo in folte tenebre. — Silenzio — disse Don Ghivarello — inginocchiamoci, preghiamo e la luce verrà. Don Lasagna cominciò il Veni Creator, poi il De profundis e Maria Auxilium Christianorum, a cui tutti rispondemmo. Quando fu detto Ora pro nobis, riapparve una luce che circondava un cartello su cui si leggeva: LA PIA SOCIETA SALESIANA QUA LE CORRE PERICOLO DI ESSERE NELL’ANNO 1900.
Un istante dopo la luce divenne più viva a segno che potevamo vederci e conoscerci a vicenda.
In mezzo a quel bagliore apparve di nuovo il Personaggio di prima, ma con aspetto malinconico, simile a colui che comincia a piangere. Il suo manto era divenuto scolorato, tarlato e sdrucito. Nel sito dove stavano fissi i diamanti vi era invece un profondo guasto, cagionato dal tarlo e da altri piccoli insetti. — Guardate — egli ci disse — e intendete.
Ho veduto che i dieci diamanti erano diven uti altrettanti tarli che rabbiosi rodevano il manto.
Pertanto al diamante della Fede erano sottentrati: sonno e accidia. Alla Speranza: risate e scurrilità. Alla Carità: negligenza nel compi ere i divini Uffici. Amano e cercano i propri comodi e non gli interessi di Gesù Cristo. Alla Temperanza: golosi tà e piaceri sensuali. Al Lavoro: il sonno, il furto e l’ozio. Al posto dell’Ubbidienza non vi era altro che un guasto largo e profondo senza scritta. Alla Castità: concupiscenza e vita mondana. Alla Povertà era succeduto: dormire, vestire bene, mangiare e bere, denaro a disposizione. Al Premio: “Ci basta godere la vita presente”. Al Digiuno: Vi era un guasto, ma niente di scritto.
A quella vista fummo tutti spaventati. Don Lasagna cadde svenuto, Don Cagliero divenne pallido come una camicia e, appoggiandosi sopra una sedia, gridò: — Possibile che le cose siano già a questo punto? Don Lazzero e Don Guidazio stavano come fuori di sé e si porsero la mano per non cadere. Don Francesia, il Conte Cays, Don Barberis e Don Leveratto erano quivi ginocchioni pregando con in mano la corona del S. Rosario. In quel momento si fece intendere una voce cupa: — Come è svanito quello splendido colore!
Ma nell’oscurità successe un fenomeno singolare. In un istante ci trovammo avvolti in folte ten ebre, nel cui mezzo apparve tosto una luce vivissima, che aveva forma di corpo umano. Non potevamo tenerci sopra lo sguardo, ma potevamo scorgere che era un avvenente giovanetto, vestito di abito bianco lavorato con fili d’oro e d’argento. Tutto attorno all’abito vi era un orlo di luminosissimi diamanti. Con aspetto maestoso, ma dolce e amabile, si avanzò verso di noi, e ci indirizzò queste parole testuali: — Servi e strumenti di Dio onnipotente, ascoltate e intendete. Siate forti e robusti. Quanto avete veduto e udito è un avviso del Cielo, inviato ora a voi e ai vostri fratelli. Fate attenzione e intendete bene quello che vi si dice. I colpi previsti feriscono di meno e si possono prevenire. Le parole indicate siano tanti argomenti di predicazione. Predicate incessantemente a tempo e fuori tempo. Ma le cose che predicate fatele sempre, sicché le vostre opere siano come una luce che, sotto forma di sicura tradizione, s’irradii sui vostri fratelli e figli di generazione in generazione. Ascoltate bene e intendete. Siate oculati nell’accettare i novizi, forti nel coltivarli, prudenti nell’ammetterli. Provateli tutti, ma tenete sol tanto il buono. Mandate via i leggeri e volubili. Ascoltate bene e intendete. La meditazione del mattino e della sera sia sull’osservanza regolare. Se ciò farete, non vi verrà meno giammai l’aiuto dell’Onnipotente. Diverrete spettacolo al mondo e agli angeli e allora la vostra gloria sarà gloria di Dio. Chi vedrà la fine di questo secolo e il principio dell’altro dirà di voi: “Dal Signore è stato fatto questo ed è mirabile agli occhi nostri”. Allora tutti i fratelli e figli vostri canteranno: “Non a noi, Signore, non a noi, ma a tuo nome dà gloria”. Queste ultime parole furono cantate, e alla voce di chi parlava si unì una moltitudine di altre voci così armoniose e sonore, che noi rimanemmo privi di sensi e, per non cadere svenuti, ci siamo uniti agli altri a cantare. Al momento che finì il canto, si oscurò la luce. Allora mi svegliai e mi accorsi che si faceva giorno».
Promemoria
«Questo sogno durò quasi l’intera notte, e sul mattino mi trovai stremato di forze. Tuttavia per
timore di dimenticarmene, mi sono levato in fretta e ho preso alcuni appunti che mi servirono come di richiamo per ricordare quanto qui ho esposto nel giorno della Presentazione di Maria SS. al Tempio. Non mi fu possibile ricordare tutto. Tra le altre cose ho potuto con sicurezza rilevare che il Signore ci usa grande misericordia. La nostra Società è benedetta dal Cielo, ma Egli vuole che prestiamo l’opera nostra. I mali minacciati saranno prevenuti se noi predicheremo sopra le virtù e sopra i vizi ivi notati; se ciò che predichiamo lo tramanderemo ai nostri fratelli con una tradizione pratica di quanto si è fatto e faremo. Ho potuto anche rilevare ch e ci sono imminenti molte spine, mol te fatiche, cui terranno dietro molte consolazioni. Circa il 1890 gran timore, circa il 1895 gran trionfo. Maria, Auxilium Christianorum, ora pro nobis» .
Il biografo Don Cena commenta: «La portata del sogno non ha limiti di tempo. Don Bosco diede l’allarme per un momento speciale che doveva seguire alla sua morte; ma il “Quale deve essere la Congregazione” e il “Quale è in pericolo di essere” con tengono un ammonimento che non perderà mai nulla del suo va lore, sicché sarà sempre vera la dichiarazione fatta da Don Bosco ai Superiori: “I mali minacciati saranno prevenuti, se noi predicheremo sul le virtù e i vizi ivi notati”»

(Fonti: http://www.sdb.org)